giovedì 19 marzo 2009

Crisi morale o morale della crisi

Il periodo non è dei migliori… la crisi durerà per molto….
Sono queste due frasi che si ascoltano troppo spesso negli ultimi tempi. Si accompagnano a tali affermazioni quelle di chi ritiene che la crisi non ci sia, o meglio che la crisi non sia economica. Qualcuno afferma anche che se c’è una crisi, si tratta di crisi morale.
Per non rischiare di parlare con leggerezza di crisi e di moralità e per non entrare a far parte di coloro che professano la morale pur senza comprenderla, mi affido ad uno strumento di informazione molto semplice, un dizionario della lingua italiana.
La crisi è una “momentanea, improvvisa e violenta manifestazione di …”. La morale si riferisce agli atti e pensieri umani rispetto al bene ed al male; moralità: essere conforme ai principi morali.
Se assumiamo per accettabili queste definizioni allora dovremmo cambiare il nostro approccio al tema che tanto ci affligge e coinvolge in questi primi mesi del 2009.
La moralità è una percezione individuale del bene e del male, probabilmente qualcuno affermerà che soffre il condizionamento del vissuto di ognuno, dell’educazione, del livello culturale, del contesto sociale/economico/territoriale in cui si è cresciuti e vissuti. La morale è soggettiva ed acquisita, pertanto non può essere “in crisi”, perché la crisi è temporanea, come abbiamo visto. Al massimo potremmo affermare che nella nostra società c’è un deficit morale perché, sebbene soggettivi, alcuni valori vengono associati in modo condiviso al bene, altri al male, ne sono un esempio le leggi che definiscono i confini tra lecito ed illecito, tra bene e male. La soggettività è dimostrata dal fatto che tante regole, o leggi non sono ritenute sempre, e da tutti, giuste. È altrettanto palese che il non rispetto delle regole, delle leggi, è amorale, ma non si tratta di crisi quanto di comportamenti consolidati. I periodi di difficoltà accentuano senza dubbio l’allontanamento da alcune regole, ma colpiscono di più chi ha una predisposizione, chi ha una diversa percezione morale. Non credo che l’assenteismo dal lavoro nella pubblica amministrazione o lo sfruttamento del lavoro nel privato siano ascrivibili a crisi morale, ce lo dice storia. Eppure sono convinto che anche da questo, oltre che da una cultura imprenditoriale molto bassa ed un livello di accattonaggio molto alto, dipenda quella che oggi chiamiamo erroneamente crisi. La crisi economica non c’è, esiste una difficoltà economica che perdura ormai da tempo, almeno da dieci anni, quindi non è crisi. In questo tempo si è registrata la progressiva contrazione di alcune categorie produttive del paese e ritengo difficile pensare che nessuno ne avesse percezione. Non so come se ne venga fuori, di certo qualcuno replicherà le proprie esperienze fallimentari, qualche altro cercherà pian piano di costruirsi un suo percorso, qualche altro ancora continuerà a lucrare a scapito degli svantaggiati.

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